lunedì 31 gennaio 2022

Attacco della Germania nazista a l'URSS - 22 giugno 1941

All'alba i soldati tedeschi superarono la frontiera. Erano 3 milioni e mezzo di uomini con 6 mila carri armati, 52.000 cannoni, 254.000 automezzi e 2500 aerei. I sovietici disponevano di 5 milioni di uomini, 17.000 carri armati, 40.000 cannoni, 110.000 automezzi e 4800 aerei. L'invasione fu inaspettata, nonostante Stalin avesse ricevuto diverse informazioni dal suo intelligence, alle quali però per sua colpa non credette. I sovietici erano impreparati e furono colti di sorpresa non riuscendo a capire cosa stesse succedendo. I tedeschi disposero tre armate: una al nord verso Leningrado, la seconda al centro direzione Mosca e la terza al sud verso l'Ucraina. Distrussero immediatamente le centrali telefoniche e telegrafiche e bombardarono a terra 3500 aerei. Insieme ai tedeschi c'erano divisioni ungheresi, romene e slovacche. Quando finalmente i sovietici ricevettero l'ordine di reagire, i tedeschi erano già penetrati per 100 Km, fatto un milione di prigionieri e abbattuto 500 aerei in volo. Il 10 luglio venne presa Kiev (capitale dell'Ucraina) ed i prigionieri totali erano ora di 3 milioni e mezzo. Ora i sovietici iniziarono a resistere su alcune posizioni. Intanto anche Mussolini inviò i primi soldati italiani nel luglio 1941 che in seguito raggiungeranno il numero totale di 230mila uomini. I tedeschi nonostante le difficoltà dell' inverno con temperature di 30 gradi sotto zero continuarono ad avanzare giungendo a pochi Km da Mosca. Con queste posizioni si ripresero le attività militari nella primavera del 1942. Leningrado venne assediata e il 30 luglio 1942 cadde Sebastopoli in Crimea. I tedeschi raggiunsero Stalingrado nell'agosto 1942 ed i combattimenti all'interno della città furono feroci. Verso la fine del 1942 iniziò il contrattacco sovietico su tutto il fronte. Italiani, ungheresi, romeni e tedeschi iniziarono la ritirata. Il 31 gennaio 1943 si arrese l'armata tedesca a Stalingrado (90mila tedeschi fatti prigionieri). Leningrado venne liberata il 27 gennaio 1944 ed il 31 luglio 1944 i sovietici erano a 35 Km da Varsavia, il 31 agosto in Romania e il 5 settembre in Bulgaria, poi toccò alla Prussia orientale. Tra il 15 e 18 aprile 1945 le avanguardie sovietiche giunsero a 35Km da Berlino e il 30 aprile la bandiera rossa sventolò sul Reich tedesco.

 

mercoledì 2 dicembre 2020

La guerra civile spagnola 1936-1939


La Spagna da monarchia divenne repubblica dopo le elezioni del 12 aprile 1931. In queste elezioni le sinistre ottennero la maggioranza. Il Paese era fondamentalmente molto religioso, esisteva un grande latifondo ed aveva una casta militare molto forte. La sinistra politica conteneva al suo interno, la parte moderata dei socialisti e poi delle frange consistenti ed estreme di anarchici e comunisti. Vi erano poi zone del Paese che spingevano per l'autonomia, come la Catalogna (Barcellona) e i baschi (Bilbao). Il governo cercò di attuare delle riforme, ma la situazione si faceva sempre più tesa. Si tennero nuove elezioni nel febbraio del 1933 e questa volta la sinistra le perse. Intanto il Paese entrava in una acuta crisi, i contadini occupavano le terre saccheggiando e uccidendo e gli operai si impadronivano delle aziende e molte chiese venivano distrutte e i religiosi uccisi. Il deputato Calvo Sotelo leader della destra venne trucidato il 16 luglio 1936. La guerra civile stava per iniziare. Con le elezioni che si erano tenute nel febbraio dello stesso anno le sinistre avevano ottenuto la maggioranza e stavano governando. A questo punto si sollevò il Marocco spagnolo contro il governo di Madrid. Il generale Franco guidava questa sollevazione e ricevette aiuti militari in uomini ed armi dall'Italia fascista e la Germania nazista. Per contro il governo di Madrid ricevette aiuti dall'URSS. Oltre all'esercito regolare poteva contare sulle brigate internazionali che erano costituite dagli antifascisti di vari Paesi e pilotate dai comunisti. 

La guerra civile durò tre anni dal 1936 al 1939 e morirono circa mezzo milione di persone. I nazionalisti di Franco occuparono nel 1936 la parte settentrionale del Paese. Nel 1937, Bilbao capitale dei baschi. Nel 1938 ci fu la dura battaglia sul fiume Ebro favorevole ai franchisti. Poi la guerra si concluse nel 1939 con la conquista di Barcellona e Madrid da parte dei franchisti. Il 1° aprile 1939, Franco entrò a Madrid ed instaurò un governo dittatoriale di tipo fascista che durò sino al 1975 anno della sua morte.

martedì 15 ottobre 2019

DDR (Repubblica Democratica Tedesca) 1949-1989


Alla fine della guerra nel maggio del 1945, la Germania venne divisa in quattro zone: americana, inglese, francese e russa. Nel 1949 le tre zone americana, inglese e francese costituirono la Repubblica Federale Tedesca, chiamata comunemente Germania Ovest. Come risposta nella zona russa situata all'Est sorse la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) che contava circa 13 milioni di abitanti. Mentre nella zona Ovest gli americani con il piano Marshall portarono ingenti aiuti economici, nell'Est i russi smantellarono le fabbriche trasferendo i macchinari nel loro Paese. A questo punto era ovvio che la differenza economica fra le due Germanie fosse enorme.
Nella DDR governava il partito della SED (partito socialista unificato) i cui capi erano comunisti tedeschi che si erano rifugiati nell'URSS durante il nazismo. Il governo instaurò una dittatura comunista dove le industrie e l'agricoltura vennero nazionalizzate. La DDR divenne con il passare degli anni, lo Stato comunista più avanzato. Ottime scuole, buona sanità disoccupazione inesistente e l'esercito (NVA) il più efficiente del Patto di Varsavia. Ovviamente c'era anche il rovescio della medaglia, una dittatura vigile che veniva controllata dalla Stasi (Ministero per la Sicurezza dello Stato), efficientissimo e che era in grado di spiare tutti i cittadini punendo e incarcerando chi non seguiva le direttive del partito.
La differenza del tenore di vita tra l'Ovest e l'Est aveva portato ad una emigrazione di 3 milioni e mezzo di persone tra il 1945 e il 1961.Per questa ragione la DDR decise di costruire il muro di Berlino nel 1961, poiché metà città pur essendo nel territorio della DDR era sotto il governo dell'Ovest.
Nel 1989 crollava il muro di Berlino poiché ormai il comunismo stava collassando in URSS e negli altri Paesi satelliti ed a questo punto la DDR non aveva più ragione di esistere, ora la Germania era di nuovo unificata.

lunedì 8 ottobre 2018

Le leggi antisemite italiane del 1938

Nel 1938 la normativa antiebraica in Europa, dopo la Germania nazista, conobbe un'improvvisa quanto rapida diffusione. Furono Stati come la Polonia, l'Ungheria e la Slovacchia nel 1939 che la applicarono. Va inoltre notato che la Germania nazista non impose agli altri Stati l'adozione di legislazioni antiebraiche, nessun documento lo attesta.
Gli ebrei in Italia erano circa 46mila ed erano ben inseriti nella Nazione, avendo preso parte alle lotte politiche dell'Italia dal Risorgimento alla Prima Guerra Mondiale.
L'Italia fascista con due decreti dell'ottobre e novembre del 1938 definì le leggi contro gli ebrei. Li costringeva a lasciare tutti gli incarichi pubblici, espellendoli inoltre dalle scuole e limitando anche i loro beni economi.
I due decreti contro gli ebrei stilati dall'Italia fascista ebbero la firma e l'approvazione del Re Vittorio Emanuele III.

mercoledì 4 ottobre 2017

Dallo Statuto Albertino del 1848 alla Costituzione Italiana del 1948

Le Rivoluzioni europee del 1848 che erano iniziate in Francia, avevano come scopo finale per i borghesi ed i proletari di ottenere le Costituzioni e per alcuni Stati anche l'indipendenza.. Il fermento rivoluzionario in Italia aveva costretto il Regno delle Due Sicilie ed il Gran Ducato di Toscana a concedere la Costituzione. Ora toccava al Piemonte ed il re Carlo Alberto, nonostante le pressioni della piazza e dei leader liberali Cavour e D'Azeglio, non voleva firmarla. Poi dopo animate discussioni e lunghe riunioni si decise a farlo. Le piazze di Torino che si erano fatte tumultuose divennero immediatamente festanti. Ora con lo Statuto Albertino il Piemonte aveva finalmente la sua Costituzione. Dopo la Prima Guerra d'Indipendenza del 1848-49, che vide il ritorno negli Stati Italiani dei sovrani che erano scappati durante i moti rivoluzionari, anche le Costituzioni vennero cancellate. Il solo Piemonte la mantenne divenendo così lo Stato guida per molti patrioti italiani. Nel 1861 sarà proprio il Piemonte a realizzare l'Unità della Nazione. Durante il ventennio fascista (1925-1945) lo Statuto Albertino restò in vigore, ma venne svuotato dalle leggi fasciste del 1925. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945 i partiti antifascisti fecero la nuova Costituzione Italiana che entrò in vigore nel 1948 e che viene tuttora applicata.

mercoledì 2 novembre 2016

Operazione "Sunrise" l'accordo segreto tra le SS tedesche e gli americani per terminare la guerra in Italia

 
L'esito della guerra verso la fine del 1944 era ormai scontato a favore degli alleati. I responsabili tedeschi ne erano consapevoli. A questo punto iniziarono gli incontri segreti tra i capi delle SS e il Servizio Segreto americano che si trovava in Svizzera ed era diretto da Dulles. Lo scopo era di far cessare al più presto la guerra che ancora si svolgeva cruenta nel Nord Italia. L'iniziativa fu del generale Wolff capo delle SS e della polizia in Italia. Dopo i primi incontri tra gli incaricarti di entrambe le parti che cominciarono già dall'ottobre del 1944, ci fu l'8 marzo del 1945 il viaggio segreto di Wolff a Zurigo per vedersi direttamente con Dulles. Gli alleati chiesero di far cessare le attività repressive contro i partigiani, salvare da possibili distruzioni le industrie del Nord Italia, liberare gli ebrei e garantire la sicurezza per i loro prigionieri. Wolff si disse d'accordo assicurando che avrebbe dato subito disposizioni in tal senso. Era chiaro che per attuare la resa delle truppe tedesche in Italia era necessario soprattutto avere il consenso della Wehrmacht. Il feldmaresciallo Kesserling era da poco stato sostituito da Vietinghoff, Wolff fece pressione su entrambi, ma essi pur consapevoli della guerra ormai perduta non se la sentivano di venir meno al loro giuramento di soldati e non accettarono di arrendersi senza combattere. Mentre i giorni passavano, gli alleati scatenarono l'offensiva il 9 aprile 1945 che doveva portarli al raggiungimento del Po. A seguito di questa avanzata, Wolff e Vietinghoff dovettero spostare i loro quartieri generali a Bolzano. A questo punto, dopo una riunione da loro presieduta si decise di chiedere la resa agli alleati. Una delegazione partì per la Svizzera, da dove Dulles la inviò a Caserta per la firma della resa. La mattina del 29 aprile venne firmata la resa delle SS e della Wehrmacht in Italia. A partire dal 2 maggio 1945 fu ordinato il cessate il fuoco su tutto il fronte italiano. I risultati di questa operazione furono: la salvezza degli impianti industriali, 139 prigionieri antifascisti salvati, gli ebrei del Lager di Bolzano consegnati alla Croce Rossa, 350 prigionieri alleati liberati e restituite dai tedeschi ingenti opere d'arte trafugate dal museo degli Uffizi e dal Palazzo Pitti di Firenze. 
 
 
 
 

martedì 8 settembre 2015

LA STORIA DELLE SS ITALIANE

La pagina introduttiva del mio suddetto libro è la seguente:
La 29a Divisione delle SS italiane era formata da quei volontari che, non credendo più nel genio militare dei capi fascisti, si erano affidati alla guida dei nazisti dopo l'8 settembre 1943.
Moltissimi documenti non esistono più o sono introvabili come quelli di altri nostri connazionali che finiranno a combattere in altre divisioni SS.
E' anche evidente che nelle file delle SS italiane si trovavano personaggi di ogni genere, dagli idealisti, agli illusi, ai fanatici e a gente che voleva cogliere l'occasione per rientrare in Italia dai campi di prigionia. Vi erano individui violenti ed altri che credevano in un nuovo ordine europeo all'ombra della svastica che avrebbe schiacciato il comunismo dei senza Dio.
Fra i volontari delle mostrine rosse, questo era il colore che portavano sul bavero prima di ottenere la tradizionale striscia nera, che Himmler permetterà più tardi in omaggio al loro coraggioso comportamento in guerra, i più volevano combattere al fronte, ma questo accadde soltanto per due battaglioni che furono inviati contro gli angloamericani ad Anzio e a Nettuno.
Saranno però le nuove esigenze che li porteranno a scontrarsi contro i partigiani per rendere più sicure le linee interne del fronte e non a battersi direttamente contro gli alleati, come avrebbero voluto.

sabato 15 marzo 2014

La caduta del fascismo il 25 luglio 1943, dopo la seduta del Gran Consiglio

Primavera del 1943, per le armate italo-tedesche la guerra va male su tutti i fronti. Disastro completo in Russia. L'Africa ormai perduta, prevedibile e imminente uno sbarco alleato su qualche punto delle nostre coste. La Raf bombarda sistematicamente tutte le città italiane con la sola esclusione di Roma. Il re attende che Mussolini venga messo in crisi dagli stessi fascisti, proprio forse durante una riunione del Gran Consiglio del Fascismo, per potersi sbarazzare legalmente del Duce e riprendere in mano le leve del potere. In questo contesto, Grandi, presidente della Camera e personaggio importante del regime, ha diversi colloqui con il re e nel frattempo stila un ordine del giorno da presentare nella prossima riunione del Gran Consiglio. Dopo l'inutile incontro di Feltre tra Hitler e Mussolini del 19 luglio 1943, il Duce decide di convocare il Gran Consiglio per chiarire l'attuale situazione politico-militare. Intanto, Grandi manda una copia del suo ordine del giorno a Mussolini e lo discute con altri gerarchi che lo appoggeranno. In sintesi, chiede al Duce di restituire il comando delle Forze Armate al re e lasciare anche al sovrano ogni decisione sul futuro politico del Paese. La seduta del Grano Consiglio viene fissata per il 24 luglio 1943 alle ore17,00. Il Duce inizia a parlare descrivendo la situazione dell'Italia in guerra e denunciando l'incapacità dei comandi militari e soprattutto la carente resistenza delle truppe italiane di fronte allo sbarco alleato in Sicilia. e termina dicendo che l'Inghilterra non fa la guerra al regime fascista ma alla nazione italiana. Comin
cia la discussione alla quale partecipano diversi gerarchi, poi la parola passa a Grandi che illustra il suo ordine del giorno. Segue Farinacci che chiede di continuare la guerra a fianco dell'alleato tedesco, dopodiché la seduta viene sospesa per circa mezzora. Appena si ricomincia, Grandi si avvicina a Mussolini e gli consegna il suo ordine del giorno sottoscritto da venti persone. Intanto, Galbiati capo della Milizia, con voce baritonale dice: "Duce, mettete fine a questa commedia, fate aprire quelle porte, lasciare entrare i vostri fedeli". Mussolini torna sull'ordine del giorno Grandi e prospetta due ipotesi, la prima è che se il re non accetta di prendere la responsabilità militare ora che la guerra va male, si creerebbe una tensione pericolosa tra il regime che gli chiede di assumersi questa responsabilità e la corona che la rifiuta. La seconda ipotesi è che il re accetti la proposta chiedendo però di estendere il suo potere anche sulla conduzione politica ed a questo punto si aprirebbe la crisi del regime. Le parole del Duce scuotono l'assemblea e nel frattempo chiede al segretario del partito Scorza di esporre il suo ordine del giorno , nel quale in sintesi, invita  tutti a mobilitarsi in ogni sede per sostenere la guerra. Segue un battibeccho tra Scorza e Grandi e poi intervengono Cianetti e Bottai. Sono circa le tre del mattino, quando Mussolini chiara aperta la votazione. Si comincia con l'ordine del giorno Grandi che ottiene 19 voti, 8 contrari ed 1 astenuto. Mussolini dichiara, "l'ordine del giorno Grandi è approvato" ed aggiunge "Signori, con questo ordine del giorno avete aperto la crisi del regime". Il 25 luglio 1943 alle ore 17,00, il Duce giunge a Villa Savoia per mettere al corrente il re di ciò che è avvenuto la notte precedente nella seduta del Gran Consiglio, ed è convinto che il sovrano lo proteggerà ancora. Nel breve colloquio con il re, gli viene comunicato che il voto della seduta non gli permette più di restare al governo, il quale sarà affidato al maresciallo Badoglio. Alle ore 17,20 quando Mussolini viene congedato dal re, verrà subito arrestato dai carabinieri e portato via su un'ambulanza.

lunedì 15 aprile 2013

LA FRANCIA DI NAPOLEONE III

La pagina introduttiva del mio seguente libro è la seguente:
Un Paese in bilico tra  Monarchia e  Repubblica, che risentiva ancora dei moti del 1848 con le quali si era liberato del re Luigi Filippo d'Orléans, instaurando la Repubblica.
Napoleone III che era già presidente della Repubblica, il 2 dicembre 1851 aveva attuato un colpo di Stato ed emanato una nuova Costituzione (14 gennaio 1852) che concentrava tutto il potere nelle sue mani.
Negli anni del suo impero (1852-1870) l'industria e l'agricoltura, anche per le nuove scoperte tecniche, ebbero un forte sviluppo e la linea ferroviaria venne estesa sempre più nel Paese.
Nel 1867 si svolse a Parigi la grande Esposizione Internazionale e gli stands furono collocati sull'immenso campo di Marte. Poi Napoleone III, con la collaborazione del barone Haussmann, abbatté la Parigi medioevale, creando immensi boulevards e l'Opera.
In politica estera fu un giocatore d'azzardo, e senza volerlo diede una spinta decisiva all'Unità d'Italia, che secondo gli accordi con  Cavour, primo ministro piemontese, doveva solo estendere il Piemonte aggiungendo la Lombardia e il Veneto, ma poi, come sappiamo, le cose andarono diversamente.
Molto rischiosa fu l'avventura messicana che si concluse nel 1867 con la fucilazione di Massimiliano d'Asburgo, suo protetto come imperatore del Messico.
Terminò poi in modo disastroso il suo impero del 1870 con la sconfitta contro la Prussia di Bismarck, il quale dal castello di Versailles proclamò la nascita del Reich tedesco.
Comunque esaminare, i diciotto anni dal 1852 al 1870 dell'impero di Napoleone III è senz'altro interessante perché la Francia sia nel bene che nel male fu  protagonista sulla scena europea ed anche mondiale, sia per il suo impegno messicano che per le colonie africane.
Un Paese importante, anche se non più a livello del primo Napoleone, ma pur sempre in grado di cambiare e modificare il quadro della storia.
















































































domenica 15 gennaio 2012

Napoleone III e la fine del suo impero con la guerra franco-prussiana del 1870-71




Napoleone III nasce il 21 aprile 1808 a Parigi. La madre è Ortensia figlia di Giuseppina Beauharnais, moglie di Napoleone Bonaparte ed il padre è Giuseppe, fratello dell'imperatore e da questi nominato re d'Olanda. Dopo la sconfitta subita da Napoleone a Waterloo nel 1815, per Ortensia e suo figlio, la vita seppur piena di agiatezze, si svolge lontana dalla Francia. L'infanzia trascorre nel castello di Arenberg nella Svizzera tedesca. Poi diventato ragazzo passerà dei periodi a Roma dove diventerà negli anni '30 membro della Carboneria. Sentirà sempre racchiusa in sè l'ispirazione di riprendere il trono in Francia per emulare il grande zio. Tenterà una prima volta a sollevare le truppe a Salisburgo il 30 ottobre 1836, ma tutto finì in niente. Riprovò il 30 ottobre 1840 a Boulogne-sur-Mer, ma questa volta oltre al fallimento, venne arrestato ed incarcerato nella fortezza di Ham, dove dopo sei anni riuscirà ad evadere.

Dopo la rivoluzione in Francia del 1848, si presentò alle elezioni presidenziali e venne eletto presidente della Seconda Repubblica Francese, poi il 2 dicembre 1851 con un colpo di Stato assunse poteri dittatoriali. Ricostruì Parigi con enormi boulevards, artefice di questo progetto fu il barone Haussmann, estese di molto la linea ferroviaria e diede impulso alle attività economiche, sopratutto potenziando le aziende estrattive del carbone e del ferro.

Nel 1859 alleandosi con il Piemonte contro l'Austria diede inizio al processo dell'Unità d'Italia con le vittorie importanti di Solferino e San Martino. Poi nel 1870, già malato, con fatica riusciva a cavalcare, spinto sopratutto dalla moglie Eugenia dichiarò guerra alla Prussia. Questa guerra franco-prussiana si rivelò una catastrofe per l'armata francese. Il Paese perse l'Alsazia e la Lorena e Napoleone III il suo trono, mentre la Francia ritornava ad essere una Repubblica. Dal castello di Versailles nel grande salone degli specchi, il cancelliere prussiano Bismarck dichiarava il 18 gennaio 1871 la nascita del Primo Reich Tedesco. Napoleone III morirà in esilio a Londra il 9 gennaio 1873.

lunedì 28 febbraio 2011

L'ITALIA DOPO L'UNITA'

Contava 26 milioni d'abitanti e il 78% era analfabeta. Quasi tutti parlavano i loro dialetti. L'agricoltura occupava il 72% della popolazione, 18% l'industria e l'artigianato e il 12% il terziario. In Lombardia e Piemonte esistevano aziende agricole con allevamenti di bovini ed avevano manodopera salariata. Nell'Italia centrale c'era la mezzadria, mentre nel Sud esistevano vastissimi latifondi coltivati a grano, dove i contadini venivano pagati in natura dai proprietari e le loro condizioni di vita erano al limite della sussistenza.
La rete ferroviaria aveva solo 2000 Km ed era concentrata sopratutto in Piemonte e Lombardia. Scarse e maldirotte le strade nel Sud. La legge elettorale piemontese estesa a tutto il Regno, dava il diritto di voto a chi avesse compiuto 25 anni, sapesse leggere e scrivere e pagasse almeno 40 lire di imposte all'anno. Nelle prime elezoni del 1861 gli iscritti furono 400.000. Un paragone con l'Inghilterra, in Italia il reddito era un terzo di quello inglese, oggi è circa lo stesso. Il tasso di analfabetismo era tre volte più alto di quello inglese. La legge Casati stabiliva il principio dell'istruzione elementare obbligatoria (2 anni) e la legge Rattazzi accentrava il potere sui sindaci e sui prefetti.
Nel Sud (ex Regno delle Due Sicilie), i disordini contro il nuovo Regno d'Italia si estero sino a trasformarsi in una lotta di bande (il brigantaggio) dove coabitavano briganti, ex soldati borbonici, contadini e legitimisti aiutati dal re Francesco II in esilio nello Stato Pontificio. Anche il clero appoggiava la rivolta poichè il governo italiano aveva inglobato molte terre della chiesa e chiuso diversi conventi. Sino al 1865 questa lotta fu di forte intensità e nel momento più critico il governo italiano dovette schierare sino a 120.000 soldati per fronteggiarla.
I nuovo governo dovette uniformare i sistemi monetari diversi e rimuovere le barriere doganali dei vecchi Stati. La leva per l'esercito fu obbligatoria e i reparti e la struttura furono copiati da quello pemontese. La situazione agricola industriale vedeva una forte coltivazione del baco da seta e le relative industrie tessili che lo lavoravano in Lombardia e in parte nel Piemonte e nel Veneto. Allevamenti di bovini con le insutrie casearie per i prodotti del latte in Lombardia, Piemonte e negli ex-Ducati di Parma e Modena. Il vino veniva prodotto in tutta la penisola e l'olio nel Sud e sopratutto in Puglia. Gli agrumi in Sicilia e Calabria. Importanti erano le risaie in Piemonte. Le industrie meccaniche lavoravano sopratutto per le ferrovie ed erano l'Ansaldo di Genova (1000 operai) ed altgri stabilimenti erano localizzati a Milano e a Torino. Poi vi era lo stabilimento statale di Pietrarsa a Napoli che contava anche lui 1000 operai. Molto debole era l'industria siderurgica che aveva una decina di altiforni. Nel sud i nuclei industriali moderni erano soltanto due: quell meccanico di Pierarsa e quello cotoniero nei pressi di Salerno e le barriere doganali del Regno delle Due Sicilie erano più alte di quelle del Piemonte e del Lombardo-Veneto. Quando queste caddero con l'Unità del paese, queste industrie ebbero serie difficoltà a restare sul mercato.

venerdì 29 ottobre 2010

IL RISORGIMENTO

In un'Europa tranquilla e governata dalle monarchie, scoppia nel 1789 la Rivoluzione Francese, che elimina molti privilegi ai nobili e all'alto clero e considera con la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo", ogni individuo uguale davanti alla legge. La Francia deve combattere contro le altre nazioni monarchiche che vogliono ripristinare il vecchio ordine e nel frattempo un giovane generale, Napoleone, scende in Italia nel 1796 e conquista dopo alterne vicende gli Stati italiani.
Nel nord nasce il Regno d'Italia, con capitale Milano, che arriva sino alle Marche e comprende ben 8 milioni di persone, mentre le altre parti della penisola vengono direttamente annesse alla Francia o si creano Stati satelliti, come del resto è anche il Regno d'Italia che per la prima volta dà a milioni di persone le stesse leggi e li fa combattere sotto una sola bandiera, nasce così anche la parola Patria. Questo seme per alcuni cittadini continuerà a vivere anche dopo la sconfitta di Napoleone e la nuova Restaurazione del 1814, che ripropone i vecchi Stati italiani.
Negli anni '20 e '30 nascono le prime società segrete e nel 1820 a Napoli e in Sicilia, ci sono le prime sommosse che chiedono la Costituzione. Anche a Torino avvengono manifestazioni per la Costituzione e nel Lombardo-Veneto (Stato satellite dell'Austria) avvengono i primi arresti. Le persone che partecipano a queste lotte politiche sono delle minoranze di nobili e borghesi, la maggioranza della popolazione è analfabeta. Poi negli anni '30 e' 40 la lotta politica ha una svolta significativa, poichè sulla scena appare Giuseppe Mazzini che dall'esilio fonda "La Giovane Italia" con un programma chiaro: "bisogna fare l'Italia, libera e repubblicana". Nella penisola i suoi seguaci sono ormai diverse migliaia e oltre a distribuire opuscoli clandestini organizzano anche azioni cospiratorie. Nel 1848 scoppiano in Europa diverse rivoluzioni per chiedere le Costituzioni ed in alcuni casi anche l'indipendenza per i Paesi sottomessi. Gli Stati italiani ne sono contagiati e con le "Cinque Giornate di Milano" del 18-22 marzo 1848, la città si ribella all'Austria, ed a Venezia con Daniele Manin si crea uno Stato indipendente. In tutti gli Stati italiani ci si solleva per chiedere le Costituzioni ed anche una guerra che porti all'Unità Nazionale. La Prima Guerra d'Indipendenza avviene proprio nel 1848, quando il Piemonte con il re Carlo Alberto entra in guerra contro l'Austria per liberare Milano e la Lombardia, ma viene sconfitto a Custoza. Nel frattempo Papa Pio IX scappa a Gaeta e Mazzini con Garibaldi fondano la Repubblica Romana che resiste per alcuni mesi. Poi nel 1849, dopo una ripresa della guerra, il Piemonte viene di nuovo sconfitto a Novara dall'Austria e tutto ritorna come prima. L'unico Stato italiano che mantiene la Costituzione è il Piemonte e diventa un polo d'attrazione per tutti gli italiani che lo vedono come possibile autore dell'Unità d'Italia. Ben 30 mila esuli degli altri Stati si rifugiano qui. Sarà proprio il primo ministro Cavour che da Torino inizierà con la sua politica la lunga strada per l'unificazione dell'Italia. Prima di tutto metterà in risalto in Europa, la situazione precaria dell'Italia divisa e soggetta alla potenza dell'impero austriaco e troverà in Napoleone III un alleato per far guerra all'Austria. Nel 1859 inizia la Seconda Guerra d'Indipendenza e saranno i franco-piemontesi a sconfiggere gli austriaci a Magenta, San Martino e Solferino. La Lombardia viene unita al Piemonte, mentre l'Emilia Romagna e la Toscana si sollevano per aderire al nuovo Stato. Intanto, le truppe piemontesi occupano tutto lo Stato Pontificio, esclusa Roma. Garibaldi sbarca a Marsala l'11 maggio 1860 con mille uomini e inizia a risalire la penisola, ingrossando il numero di suoi soldati, sino a Napoli, dopo aver sconfitto l'esercito borbonico. Poi il 26 ottobre 1860 consegna il Sud al re Vittorio Emanuele II. Il Regno d'Italia è fatto e verrà proclamato da Torino il 17 marzo 1861.
La Terza Guerra d'Indipendenza avviene nel 1866, quando il Veneto viene preso all'Austria sconfitta nella guerra contro la Prussia e il nuovo Regno d'Italia.

venerdì 3 settembre 2010

IL BRIGANTAGGIO NEL SUD DOPO L'UNITA' D'ITALIA (1861-1865)

La pagina intoduttiva del mio suddetto libro è la seguente:
Con il crollo del Regno delle Due Sicilie ad opera dei volontari di Garibaldi, ben aiutati dalla marina inglese e favoriti dal comportamento disfattista, miope e incapace degli alti ufficiali dell'esercito borbonico, che anzichè opporre una tenace resistenza alle camicie rosse, sembrano favorire la disintegrazione del proprio esercito, si viene a creare nelle terre dell'ex Regno Borbonico una ribellione al nuovo governo italiano.
Sono le bande dei briganti che ora combattono non solo per le loro ruberie, ma anche per restaurare il legittimo Regno delle Due Sicilie e rimettere il re Francesco II sul suo trono.
Ora queste bande si sono molto ingrossate ed alcune raggiungono migliaia di uomini. Si sono uniti ad esse anche molti soldati e sottufficiali dell'ex esercito borbonico, mentre il re Francesco II, dal suo esilio a Roma nello Stato Pontificio, invia soldi, mezzi e ufficiali per coordinare questi ribelli, che in fondo sono sempre rimasti quelli che erano, briganti.
E' una guerra che non si può vincere contro la forza e le capacità del nuovo governo italiano, ma che comunque in qualche modo non vuole accettare in silenzio la prepotenza con cui un Regno legittimo è stato cancellato.
Una testimonianza debole, ma significativa.

sabato 10 ottobre 2009

L'occupazione tedesca della Francia (1940-1944)

Alcune parti della pagina introduttiva del mio suddetto libro sono le seguenti:
Nei quattro anni dell'occupazione tedesca della Francia dal 1940 al 1944, si trova come interlocutore dell'occupante il governo di Vichy, il cui capo della Stato è il maresciallo Philippe Pétain. Poter disporre di un organismo francese, seppur limitato, poichè controlla direttamente poco meno della metà del paese, condiziona i tedeschi e risparmia alla Francia un'occupazione spietata, come lo erano state quelle che i nazisti avevano messo in atto in altri paesi occupati.
Vichy riuscì a ridurre le pretese a volte prepotenti del vincitore, con resistenze passive, proteste coraggiose o emettendo leggi che ne indebolivano l'efficacia. I tedeschi, infatti, molte volte, furono costretti ad attenuare le posizioni più dure che stavano mettendo in atto contro singoli cittadini o sull'insieme della popolazione.
La Francia aveva anche più di un milione e mezzo di soldati prigionieri e sarà proprio questo armistizio che permetterà ai rappresentanti francesi d'attenuare la durissima vita nei campi di prigionia di questi loro compatrioti.
L'esame di questi quattro anni d'occupazione non è senz'altro facile. C'è la vita di tutti i giorni dei cittadini francesi sempre alle prese con la lotta per la sopravvivenza, nella ricerca quotidiana del cibo che si fa sempre più scarso. La tristezza tocca poi migliaia di famiglie che hanno dei prigionieri in Germania. Si cerca d'organizzare per loro, anche con l'aiuto del governo di Vichy, l'invio di quel poco che si riesce a trovare.
Poi ci sono le minoranze dei francesi che si schierano. Sono quelli della Resistenza attiva e passiva che cercheranno di combattere i tedeschi boicottandoli, od in modo più cruento con attentati che si trasformeranno negli ultimi mesi d'occupazione del 1944, anche in scontri aperti di guerriglia. D'altra parte ci si arruola nella "Légion des Volontaires Français" che combatte accanto ai tedeschi sul fronte russo e che finirà per formare la divisione francese delle SS "Charlemagne", che sarà l'ultima a resistere a difesa del Reichstag di Berlino. Sul fronte interno, viene costituita la Milizia per mantenere l'ordine e combattere i partigiani, questa forza conterà su circa 30.000 uomini.
Il 29 agosto 1944, con la liberazione di Parigi, il governo di Pétain termina la sua esistenza. Quattro anni erano trascorsi da quando si era installato. Ad oltre sessant'anni da questa esperienza storica, credo sia interessante poterla studiare ed esaminare con una certa imparzialità, basandosi sopratutto sui fatti accaduti e le passoni politiche che erano vive in quel periodo.

mercoledì 29 aprile 2009

Le uniformi francesi nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ancora con i colori dell'ottocento




Un po' di romanticismo non guasta mai, ed infatti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1914-1918), causata dall'attentato a Serajevo dell'Arciduca austriaco Francesco Ferdinando, da parte di terroristi serbi, ebbe inizio il 28 luglio 1914 la guerra tra le grandi potenze dell'Austria-Ungheria e la Germania contro la Francia, la Gran Bretagna e la Russia e fu proprio l'esercito francese che si presentò sui campi di battaglia con delle divise simili a quelle usate durante le battaglie del Risorgimento italiano (1859) ed anche della guerra franco-prussiana del 1870.
Infatti la fanteria indossava la giacca blu ed i pantaloni rossi ed anche la cavalleria presentava gli stessi colori, come si può notare dalle figure sopra indicate. Tutte queste divise vennero poi sostituite nel 1915 con un colore unico grigio-blu, simile a quello di tutti gli altri eserciti europei.
Un altro esercito che entrò in guerra con le divise dell'ottocento fu l'Austria-Ungheria, ma solamente per la cavalleria. Anche in questo caso la giacca era blu ed i pantaloni rossi.

sabato 28 marzo 2009

Le Ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana, primo esercito femminile italiano


Con l'Italia divisa in due, dopo l'8 settembre 1943 e la costituzione al nord, da parte di Mussolini, della Repubblica Sociale Italiana (RSI), alleata con i tedeschi ed in lotta contro le forze angloamericane che avevano invaso dal sud la penisola e stavano avanzando verso il nord, venne promulgato dalla RSI il 18 aprile 1944 un decreto ministeriale che istituiva una nuova unità dell'esercito per le donne dai 18 ai 45 anni. Le ausiliarie normalmente non erano armate, ma durante i corsi di addestramento le veniva anche insegnato l'uso delle armi. La disciplina era molto rigida e la voglia di vendere cara la pelle molto accentuata come fu nella pianura Pontina contro le forze angloamericane, quando molte di esse combatterono sotto il comando di Fede Arnaud assieme agli uomini della Decima Mas. Il comandante in capo era la contessa Piera Gatteschi Fondelli, con il grado di generale di brigata. Le ausiliarie facevano parte del SAF (Servizio Ausiliario Femminile). Il corpo contava circa 6000 donne tutte volontarie. La divisa era quella grigioverde dei militari, con la gonna lunga 4 cm. sotto il ginocchio, il gladio sulle mostrine e sul basco, una fiamma ricamata di rosso. Erano adibite ai servizi ospedalieri, ai servizi militari negli uffici, nei presidi, nelle caserme, nei depositi, nei posti di ristoro, in cucine e refettori, nella difesa antiaerea come aerofoniste e marconiste. Seguivano gli spostamenti delle truppe al fronte e talvolta combattevano come accadde nella pianura di Nettuno o sulla Linea Gotica. A guerra finita dopo il 25 aprile 1945, circa 300 ausiliarie vennero uccise dai partigiani comunisti.

venerdì 30 gennaio 2009

PIO XII, un pontificato difficile


Giovanni Pacelli nasce a Roma il 2 marzo 1876, da un famiglia nobile che era sempre stata al servizio dello Stato Pontificio. Si laurea in giurisprudenza e studia teologia. Nel 1901 viene ordinato sacerdote. La sua vocazione lo segue sempre sin dai primi anni d'età. Pacelli inizia una rapida carriera nella Curia romana sino a diventare già nel 1904 un collaboratore di Papa Pio X. Nel 1917 viene nominato vescovo e dal 1920 è Nunzio per l'intera Germania e conclude due Concordati, il primo con la Baviera nel 1924 ed il secondo con la Prussia nel 1929. Proprio in questo stesso anno viene anche nominato cardinale e poi l'anno seguente diventa segretario di stato di Pio XI. Dopo pochi mesi dalla salita di Hitler al potere (30 gennaio 1933), il 20 luglio 1933, Pacelli conclude un Concordato con la Germania, dando l'idea che questo suggelli un riconoscimento internazionale al regime nazista, criticabile non solo come dittatura, ma sopratutto per la sua ideologia chiaramente razzista. Nonostante esistesse un Concordato, i nazisti lo violarono più volte e Pacelli si vide costretto ad inviare ben 55 note di protesta tra il 1933 e il 1939. Il 2 marzo 1939, dopo solo tre scrutini, Pacelli diventa Papa con il nome di Pio XII. La situazione internazionale è gravissima, infatti la Germania si appresta ad occupare la Cecoslovacchia. Il Papa il 24 agosto 1939 pronuncia in un discorso alla radio la seguente frase: "Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra."
La guerra mondiale scoppia con l'invasione della Polonia da parte della Germania che avviene il 1° settembre 1939 e durerà sino al maggio del 1945. Nonostante ormai negli anni '43 e '44 alcune fonti ufficiali Alleate ed anche la Chiesa conoscano la tragica realtà dei campi di sterminio per gli ebrei, dal Papa non arriva nessuna accusa ufficiale per questa situazione. Questo comportamento è forse dovuto alla paura che i cattolici potessero subire delle persecuzioni da parte dei nazisti. Si deve anche riconoscere che molte chiese e conventi, tra cui lo stesso Vaticano, nascondono molti ebrei e perseguitati politici.
Nel dopoguerra si trova in mezzo alla guerra fredda, da una parte l'impero comunista e dall'altra gli Stati Uniti con i loro vari alleati. Nelle elezioni del 1948 si schiera a favore della Democrazia Cristiana che con Alcide De Gasperi vince le elezioni contro la coalizione socialcomunista, salvando l'Italia da un pericoloso scivolone che l'avrebbe portata verso l'impero sovietico. Nel 1950 scomunica i comunisti, sopratutto per le persecuzioni che i cristiani subiscono negli stati che hanno questo regime politico e nello stesso anno proclama il Giubileo, manifestazione di respiro mondiale per la riconciliazione, la speranza e la pace. Muore il 9 ottobre 1958.

martedì 5 agosto 2008

IL COLONIALISMO ITALIANO IN AFRICA


Iniziò nel 1884, quando il governo italiano acquistò dall'armatore Rubattino, il porto di Assab (Eritrea) sul mar Rosso. Contemporaneamente l'Italia ottenne il permesso dagli inglesi di occupare Massaua, in quel momento presidiata da una piccola guarnigione di egiziani. Nel 1885, i nostri primi soldati, un battaglione di bersaglieri giunse in Africa. L'Italia iniziò a consolidare il suo primo piccolo possedimento occupando l'entroterra di Massaua, ma venne contrastata dai guerrieri etiopici del Negus Giovanni ed il 27 gennaio 1887 diecimila etiopici massacrarono 500 nostri soldati presso Dogali. Verso la fine dell'anno il primo ministro Crispi inviò a Massaua 20mila uomini sotto il comando del generale Baldissera che riuscì senza trovare grandi resistenze ad occupare Asmara e Cheren. Nel frattempo venne creato il Corpo degli Ascari eritrei, fedeli soldati che combatteranno valorosamente a fianco delle nostre truppe sino al 1942, quando l'Italia perderà tutte le colonie. Nel 1890, tutti i territori occupati dall'Italia presero il nome di colonia Eritrea. Nel 1894-95 ripresero le ostilità e vi furono le vittorie di Agordat e Cassala, ma nel 1896 avvenne la bruciante sconfitta di Adua, dove 12mila italiani e 4mila ascari, comandati dal generale Barattieri, furono annientati con altissime perdite da circa 100mila etiopici. Nell'Eritrea gli italiani costruirono nuovi quartieri, strade, ponti e la ferrovia Massaua-Asmara. A questa colonia si unì nel 1905 anche la Somalia che fu divisa in tre zone, oltre alla nostra c'erano anche la francese e l'inglese. Nel 1911 iniziò la guerra per la conquista della Libia, primo ministro era Giolitti. La Libia era sotto il controllo turco e ci fu una feroce guerriglia da loro fomentata. Le truppe italiane riuscirono comunque in breve tempo a conquistare Tripoli e Bengasi, mentre all'interno del paese la guerriglia continuò per diversi anni. La Libia ebbe un forte impulso economico sotto il governatore Italo Balbo (1934-40) che la dotò di molte infrastrutture, tra le quali la più importante fu la via Balbia, strada costiera che la collega alla Tunisia e all'Egitto e la cui lunghezza è di 1800 chilometri. L'ultima conquista coloniale fu l'Etiopia. La guerra iniziò il 3 ottobre 1935 e terminò il 5 maggio 1936, con l'entrata delle truppe italiane, comandate dal maresciallo Badoglio, nella capitale Addis Abeba. Mussolini annunciò a tutti gli italiani, dal balcone di palazzo Venezia, la conquista dell'ultima colonia. Oltre alla Libia, veniva creata con la conquista dell'Etiopia, l'Africa Orientale Italiana. Dopo pochi anni tutto andò perduto con la sconfitta dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale (1939-45).

venerdì 23 maggio 2008

GLI STATI ITALIANI NEL 1859, PRIMA DELL'UNITA'

Il Regno di Sardegna
Capitale Torino, il territorio comprendeva il Piemonte, la Liguria, la Savoia, Nizza, il Principato di Monaco e la Sardegna. Era l'unico Stato italiano ad avere una Costituzione dal 1848. Il re era Vittorio Emanuele II ed il capo del governo, il conte Cavour. La maggior parte delle persone che volevano l'Unità d'Italia vedevano ormai nel Regno di Sardegna, l'unico Stato che potesse compiere questa impresa. Gli esuli degli altri paesi italiani erano circa 30.000. Il suo sviluppo economico assieme a quello del Lombardo-Veneto era il più avanzato e la rete ferroviaria la più estesa con 850 km contro i 524 del Lombardo-Veneto. La Costituzione aveva permesso la libertà d'opinione e stimolato la circolazione delle idee e dei giornali ed attirato per l'appunto gli esuli perseguitati negli altri Stati. L'esercito era il più completo e preparato tra quelli dei vari stati italiani e contava circa 70.000 uomini.
Il Regno Lombardo-Veneto
Era uno Stato satellite dell'Austria che era retta dalla monarchia asburgica ed il cui imperatore era Francesco Giuseppe. Aveva due governatori: uno civile, Massimiliano d'Asburgo fratello dell'imperatore e l'altro militare, il maresciallo Gyulai. Dopo le rivoluzioni del 1848 e la spaccatura che si era creata tra l'Austria ed un parte della popolazione, si iniziò dal 1857-58, sopratutto sotto la spinta di Massimiliano a condurre una politica di riconciliazione che potesse recuperare la fiducia della popolazione. 60.000 soldati lombardo-veneti erano arruolati nell'esercito austriaco. La percentuale di alfabetizzazione era la più alta della penisola: 50% in Lombardia e 40% nel Veneto, questo poichè il governo aveva reso obbligatorie le prime tre classi elementari. La nobiltà e la borghesia volevano contare di più come classe dirigente e non accettavano che tutte le decisioni venissero prese da Vienna. Guardavano quindi verso il Piemonte che con l'unificazione le avrebbe rese protagoniste.
Ducato di Parma
Comprendeva i territori di Parma e Piacenza. Era retto da Maria Luisa di Borbone.
Ducato di Modena
Comprendeva i territori di Modena, Reggio Emilia e Massa Carrara. Il sovrano era il duca Francesco V d'Austria-Este.
Granducato di Toscana
Il sovrano era il granduca Leopoldo II di Lorena. Pur non avendo una Costituzione, il paese manteneva una politica tollerante e le idee circolavano senza essere represse troppo severamente. Era l'unico Stato a non avere la pena di morte, che venne introdotta con il nuovo codice penale del 1853, ma mai applicata.
Lo Stato Pontificio
Comprendeva le regioni del Lazio, Umbria, Marche, le Romagne e una parte dell'Emilia. Pio IX era il papa-re ed il governo e tutte le amministrazioni erano monopolio del clero. Era un governo repressivo che aveve riempito le prigioni di liberali e democratici e non aveva dato impulso all'economia del paese.
Il Regno delle Due Sicilie
Il re era Francesco II, ma sino alla morte avvenuta proprio nel 1859, aveva governato il padre Ferdinando II. Il territorio comprendeva tutte le regioni meridionali ed includeva anche la Sicilia. I rapporti con questa regione che aveva più volte cercato l'indipendenza erano sempre tesi. Il re aveva attuato una politica repressiva nei confronti dei liberali, dei democratici e della classe intellettuale, moltissime erano le persone in prigione. Napoli con 445.000 abtitanti era la città più popolosa di tutta la penisola. Le poche industrie tessili e metallurgiche si reggevano grazie agli alti tassi doganali. Nonostante fosse lo Stato più esteso della penisola, le ferrovie avevano soltanto 100 km. e le strade percorribili erano molto poche. La maggior parte del bilancio veniva speso per l'esercito, mentre quasi niente per l'istruzione e le opere pubbliche. Infatti gli analfabeti erano l'85%. La situazione dei contadini era drammatica. Essi non percepivano ne salari come nell'Italia settentrionale e neppure veniva applicata la mezzadria come in quella centrale. Vivevano solo di offerte di beni in natura che ricevevano dai padroni.

sabato 22 marzo 2008

La nascita della CROCE ROSSA


Nel corso delle sanguinose battaglie del XIX secolo, più persone prestarono soccorso ai feriti e si prodigarono per alleviare le loro sofferenze. In particolar modo una pioniera fu l'inglese Florence Nightingale che si prodigò nella guerra di Crimea del 1853-56, inserendo delle infermiere negli ospedali che ella stessa aveva fatto costruire. Il fondatore della Croce Rossa sarà però Henry Dunant, uomo d'affari ginevrino che nel giugno del 1859 si trovava in Lombardia per motivi d'affari. Il caso volle che fosse spettatore di uno degli episodi più tragici della storia italiana: la battaglia di Solferino, nei pressi del lago di Garda, dove si fronteggiavano gli eserciti franco-piemontesi contro quello austriaco. Questa battaglia fu una vera carneficina. Impressionato dal gran numero di morti e dei feriti e dalla disorganizzazione sanitaria degli eserciti, scelse di partecipare personalmente all'opera di soccorso. Organizzò posti improvvisati per le cure ai feriti, come le chiese e le scuole ed invitò la popolazione civile a prestarvi aiuto. Poi scrisse le sue tragiche impressioni su un libro: "Un ricordo di Solferino"edito nel 1862. Proseguì a battersi perchè venisse istituita un'associazione internazionale che si occupasse dei feriti e dei prigionieri di guerra. Dalla sua iniziativa, assieme ad altri quattro cittadini svizzeri nacque nel 1863 il "Comitato Internazionale per il Soccorso ai Feriti di Guerra", che si trasformerà nell'anno seguente nella "Croce Rossa". Questa Istituzione Umanitaria verrà proclamata ufficialmente il 12 agosto 1864 a Ginevra, da una Conferenza diplomatica, alla quale parteciperanno per approvarla 12 Nazioni.