I primi appaiono verso la fine del 1500 e l'inizio del 1600 in Paesi dove la stragrande maggioranza della popolazione è analfabeta. Trattano sopratutto di letteratura e poichè le poche scuole esistenti venivano gestite da ecclesiastici, saranno quasi tutti stampati da loro. Dalla metà del settecento si creano per i pochi lettori, periodici che si occupano di leggi, scienze naturali, chimica, zoologia, medicina e moda. In Inghilterra dove vige una certa libertà di stampa se ne stampano di più rispetto agli altri Paesi. Un famoso giornale di questo periodo è "Il Caffé" che veniva stampato a Milano. Una rottura con il passato avviene durante la rivoluzione francese del 1789, poichè la stampa diventa libera e migliaia di opuscoli e giornali vengono alla luce. Da questo momento, nonostante negli anni successivi ritornino governi autoritari in Europa, i giornali diventeranno sempre più importanti sia come strumento politico che come informazione sugli avvenimenti che avverranno intorno a noi. Molte volte verranno chiusi per le censure ed in alcuni casi i loro direttori arrestati. I giornali venivano acquistati per abbonamento o in circoli e botteghe. Tra i più importanti negli Stati Italiani preunitari vanno citati: "Il Risorgimento" di Cavour che arriverà a stampare 1500 copie in Piemonte, dove esisteva una certa libertà di stampa dal 1848 ed "Il Politecnico" di Carlo Cattaneo che trattava di studi sulle moderne tecnologie e veniva stampato nella Milano del Lombardo-Veneto.
martedì 13 marzo 2007
martedì 20 febbraio 2007
L'Italia e la conquista dell'Etiopia nel 1935-36
La guerra d'Etiopia dura sette mesi dall'ottobre 1935 all'aprile 1936. La guerra viene condotta con mezzi all'avanguardia per l'epoca contro un paese di circa 10 milioni d'abitanti che per il 90% è contadino e per l'80% analfabeta. L'Italia schiera 400.000 soldati (di cui 150.000 miliziani del partito fascista), 450 aerei, molti mezzi automobilistici che trasporteranno per intero le truppe. Le basi logistiche diventano le nostre colonie della Somalia e dell'Eritrea. Assieme agli italiani combattono: 60.000 eritrei, 20.000 somali e 12.000 libici. Contro queste forze si trova l'esercito etiopico di 200.000 uomini armati solo di fucili, scarsi sono i mezzi motorizzati. L'esercito italiano usa in grande quantità l'iprite, gas velenoso. I costi di questa guerra di conquista diventano enormi. Si pensi che negli anni '30 le spese totali dell'Italia erano di 25.000 miliardi annui, mentre dal '35 al '40 raggiungono i 60.000 miliardi. Escludendo pure i costi per la guerra spagnola (1936-39) di 10.000 miliardi annui, si raggiungono comunque i 50.000.
La guerra viene appoggiata dagli intellettuali quali D'annunzio, Martinetti ed Oliari, mentre anche gli ambienti antifascisti moderati l'approvano. Nonostante la vittoria di Badoglio nel 1936, diverse zone del paese sono ancora controllate dai partigiani etiopici. Contro queste bande vengono inviati gli ascari (soldati eritrei al servizio dell'Italia).
sabato 3 febbraio 2007
I soldati lombardo-veneti nell'esercito austriaco
La popolazione lombardo-veneta è costituita da circa cinque milioni di persone e fornisce all'esercito austriaco circa sessantamila uomini. Tutti i giovani dai 20 ai 26 anni vengono chiamati alle armi. Ne sono esenti i figli unici, gli ecclesiastici e tutti quelli che non arrivano a misurare m.1,58 d'altezza. Si può però evitare di fare il servizio militare pagando 1500 fiorini (cifra abbastanza onerosa). Normalmente è il governo che provvede a fornire un sostituto con il reingaggio di un altro soldato o sottoffuciale giunto al termine del servizio. Il sostituto riceverà i 1500 fiorini a fine servizio ma, nel frattempo gli viene versato il 5% annuo di interessi.Il servizio dura ufficialmente otto anni, ma per ragioni di costi dopo circa due o tre anni si viene congedati. La fanteria si compone di 62 reggimenti, di cui otto arruolati nel Lombardo-Veneto, mentre in cavalleria sono costitui da italiani l'8° dragoni e l'11° ulani. Nella guerra del 1859 contro i franco-piemontesi furono impiegati il 45° arciduca Sigismondo a Magenta con scarsi ritultati, mentre il 16° Wehrnardt si batterà molto bene e con grande coraggio a Solferino.
martedì 30 gennaio 2007
Come nasce la bandiera italiana
Napoleone arriva a Milano il 10 maggio 1796, dopo aver sconfitto l'esercito sardo e quello austriaco. Lo stesso Napoleone costituisce la Legione Lombarda che conta 3471 volontari. Questo corpo adotta uno stendardo tricolore sul modello francese del 1790, col verde al posto del blu. Poco dopo si forma la repubblica Cispadana a Reggio Emilia (composta dalle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio), la quale sceglie come propria bandiera il tricolore, ma a strisce orizzontali. Nel 1798 si costituisce la Repubblica Cisalpina che fonde i territori della predetta Repubblica Cispadana con la Lombardia e Milano ne diventa la capitale. La bandiera ufficiale mantiene sempre i tre colori, ma essi ritornano in posizione verticale. Ufficialmente la nostra bandiera è nata. Con l'Unità d'Italia compiuta da parte del Piemonte nel 1861, la bandiera contiene nel centro lo stemma dei Savoia che resta sino al 1946, quando nel referendum popolare la maggioranza degli italiani sceglie la Repubblica.
giovedì 28 dicembre 2006
Il salotto della contessa Maffei a Milano
I salotti del 1700 e 1800 erano destinati ad orientare l'opinione pubblica dell'epoca che ovviamente era molto ristretta poichè la maggior parte delle persone era analfabeta. Questi salotti erano prevalentemente frequentati da nobili, alta borghesia, artisti ed intelletuali.
Il salotto della contessa Maffei a Milano viene anche gestito dal marito che è poeta e traduttore e sin dai primi anni del matrimonio invita letterati ed artisti. Avranno una bambina che morirà dopo pochi mesi. Nal 1834 comincia a formarsi un salotto vivace e ben frequentato da pittori come Hayez e scrittori come Tommaso Grossi. Nel 1846 la Maffei si separa dal marito ed inizia a venire Carlo Tenca che porterà le sue idee patriottiche. Durante gli anni '50 la maggior parte degli argomenti riguarda la probabile e futura indipendenza dall'Austria. Tenca fonda il giornale patriottico "Il Crepuscolo". Dopo il formarsi del Regno d'Italia, Tenca diventerà deputato al parlamento di Torino e non avrà più la possibilità di frequentare il salotto della Maffei. Per la contessa gestirlo diventa sempre più impegnativo e la sua importanza diminuisce, ora che il movimento patriottico ha raggiunto il suo scopo con l'Unità d'Italia. Lei comunque lo terrà aperto sino alla sua morte che avverrà nel 1886.
venerdì 22 dicembre 2006
L'Università di Pavia nel periodo del Lombardo-Veneto
Quando giunsero i francesi nel 1796, anche l'Università di Pavia s'infiammò per le nuove idee e passioni politiche. Le nuove autorità eliminarono la facoltà di teologia. Gli esami d'ora innanzi saranno tenuti in italiano, mentre prima si svolgevano in latino.
Dopo la caduta di Napoleone, a partire dal 1815 Pavia entrerà a far parte del nuovo Stato, il Regno del Lombardo-Veneto paese satellite del grande impero austriaco. Le facoltà erano tre: medicina, filosofia e matematica ed i corsi duravano quattro anni. L'Università aveva un direttore responsabile ed un decano (il più anziano dei professori), quest'ultimo aveva il compito di amministrare l'Istituto. I docenti erano suddivisi in tre categorie ed avevano diritto alla pensione. Nel 1821 l'Università contava 893 studenti e la maggior parte veniva da Milano. Alcuni arrivavano dal Tirolo ed al Canton Ticino. Per fare un esempio a quel tempo andare da Pavia a Mantova costava 42 lire (lo stipendio di un impiegato).
Dopo le Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848), per motivi di sicurezza politica l'Università venne chiusa per alcuni anni. I figli della nobiltà e dell'alta borghesia per non perdere gli anni di sudio si prepararono privatamente e dettero gli esami, quando l'Università riaprì.
lunedì 18 dicembre 2006
MASSIMILIANO D'ASBURGO - Arciduca d'Austria e Imperatore del Messico
La pagina introduttiva del mio suddetto libro è la seguente:
Massimliano Ferdinando d'Asburgo, fratello minore di soli due anni dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe sarà, per carattere, completamente diverso dal primogenito.
Gioviale e ben predisposto verso le bellezze della natura, estimatore delle arti e della poesia che lui stesso praticava, aveva nella sua aperta fantasia i pregi ed i limiti della propria personalità. Francesco Giuseppe, invece, più concreto e realista, dovrà affrontare il carico dell'impegno dinastico che durerà per sessantotto anni (1848-1916).
Massimiliano, secondo per nascita nella gerarchia della Casa d'Austria, cercherà nelle due occasioni che gli si presenteranno, il Governatorato del Lombardo-Veneto (1857-59) e quella ancora più prestigiosa di imperatore del Messico (1864-67), di riscattare la sua posizione dinastica e di poter applicare al meglio, tramite la sua azione di governo, le proprie inclinazioni riformatrici.
Sarà proprio in Messico che le speranze e le facili illusioni di Masimiliano si scontreranno con la realtà difficile del paese, coinvolto inoltre in una guerriglia tenace ed implacabile.
Il mattino del 19 giugno 1867 Massimiliano, con due suoi generali, verrà fucilato sulla collina "Cerro della campana", che si trova a pochi chilometri dalla città di Queretaro.
Il capo della guerriglia, l'indio Benito Juarez, non fece sconti e, del resto, in una guerra spietata che non prevedeva prigionieri, chi perde paga con la vita.
Si concludeva così l'esistenza di Massimiliano e credo che alcuni versi di una sua poesia possano rappresentare al meglio la sua tragedia:
"non voglio morire in una valle
"non voglio morire in una valle
lo sguardo estremo ostacolato da limiti:
vorrei morire su una montagna
in un tramonto d'oro"
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